UN MEDITERRANEO DA INTEGRARE ROMA

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Un Mediterraneo da integrare
L’Italia e i corridoi euromediterranei di trasporto
Presentazione del volume
Camera dei Deputati – Palazzo San Macuto – Sala del Refettorio
Via del seminario – Roma
16 marzo 2007

“Il timore che ci coglie è che il dibattito sulla necessità che l’Italia si doti di una efficace rete logistica di infrastrutture e trasporti per affrontare la sfida mediterranea, finisca come la disputa fra domenicani e gesuiti sulla cioccolata (Solida o liquida? lngeribile in Quaresima o prima della Comunione?) che investi l’Italia e la Chiesa Cattolica per quasi due secoli, fra Cinquecento e Seicento. Quando la disputa si concluse alla fine del XVII secolo, i protestanti – liberi da Quaresime o Comunioni da rispettare – avevano già monopolizzato l’industria del cioccolato. Cosi in Italia ci si confronta, ma si fa ancora poco. Mentre noi discutiamo, gli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si stanno muovendo, e molto. Noi parliamo, gli altri fanno i porti”.

Cosi Luciano Violante conferma il timore ed il monito che attraversa le pagine di Un Mediterraneo da integrare, il volume di Francesco Russo presentato alla Camera dei Deputati venerdì 16 marzo scorso, nel corso di un incontro organizzato dalla Fondazione Sabìr, alla presenza del Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchì, di Carmine Capri, Luciano Violante, Silvio Pancheri e Giampiero Gramaglia, moderatore dell’iniziativa.

Silvio Pancheri- componente dell’Unità di valutazione degli Investimenti pubblici del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione (Ministero dello Sviluppo Economico) focalizza ulteriormente i timori sollevati dalle pagine di Un Mediterraneo da integrare: “Francesco Russo ci dice che sui problemi delle reti di trasporto euromediterranee il nostro Paese è indietro rispetto agli altri Paesi dell’area euromediterranea, che deve ancora posizionarsi sulle soluzioni tecniche e prendere decisioni, che senza una posizione ufficiale – anche tecnica – non si può aspirare a ruoli dì leadershìp alle Conferenze internazionali. Russo sa benissimo che una rete di trasporto non è la semplice «posa in opera» di binari e manti di asfalto su di un territorio indifferente. Servono scenari, per trovare la combinazione migliore degli interventi. Non previsioni: scenari”.

E non sottraendosi all’onere, il libro dì Francesco Russo non si limita a presentare lo «stato dell’arte» dei documenti ufficiali relativi allo sviluppo delle reti di trasporto in Europa, e a rilevare le inadeguatezze del sistema italiano, ma illustra alcune ipotesi operative per lo sviluppo di una rete di collegamenti che potrebbe attraversare e contribuire a integrare il Mediterraneo. Nelle Conclusioni del volume, Russo propone un piano di interventi fattibili, che precedano i grandi investimenti infrastrutturali, legandoli alla nozione di “tempo”, l’unica in grado di scalzare la convinzione che i grandi piani siano in realtà solo libri dei sogni. Già a partire dal2007, il volume propone minimali e fattibili azioni per una concreta promozione del sistema euromediterraneo di trasporti. Primo fra tutti e molto banalmente, l’omogeneizzazione dei flussi documentali informatizzati fra i porti da mettere in rete, l’aggiornamento e la standardizzazione dei sistemi di sdoganamento delle merci che, per paradosso, si realizza in parte ancora con “fogli di carta”.

E poi, il collegamento dei porti e delle aree di stoccaggio con le reti autostradale e ferroviaria (talora si tratterebbe di collegare distanze di poche centinaia di metri), nonché l’eliminazione delle strozzature per il collegamento alle reti pan-europee di trasporto. Tra i progetti pratici, sul fronte di una possibile futura rete integrata di trasporti, c’è dunque lo sviluppo dell’intermodalità in Italia, per l’interscambio delle merci tra i differenti mezzi di trasporto (dai porti alle autostrade ed alle ferrovie), necessario per intercettare le rotte del commercio che ora attraversano il Mediterraneo raggiungendo direttamente i porti del Nord-Europa. Si può fare, ha sostenuto il Ministro Alessandro Bianchi nel corso della presentazione, nell’ambito di un piano per la mobilità che guardi avanti, “lavorando già da domani mattina, ma disegnando uno scenario da implementare da qui a dieci anni”. Serve anche, aggiunge il Ministro, un maggiore coordinamento, bisogna “imparare a fare sistema” superando- ad esempio -l’attuale autonomia delle Autorità portuali con “sistemi regionali o sovraregionali.”
L’inciampo più limitante per il nostro Paese, conferma anche il Ministro Alessandro Bianchi, pare infatti essere l’inutile concorrenza fra i porti italiani, le vecchie beghe campanilistiche ricordate anche da Francesco Russo nel corso della presentazione: “Sarebbe immediatamente necessario- propone Russo a titolo d’esempio -raggruppare sotto un’unica Autorità Portuale i porti da Gioia Tauro ad Augusta. Immaginate un sistema integrato che comprenda il più grande scalo container del Mediterraneo, che è Gioia Tauro, un considerevole porto passeggeri che è Catania, un grande porto industriale come Augusta, un attivissimo porto per i collegamenti brevi che è Messina, uno scalo come Palermo strategico per le Autostrade del mare. Se fosse possibile un’unica regia e strategia, avremmo raggiunto e superato Rotterdam. Invece non ci coalizziamo, anzi siamo in concorrenza. Finora è stato impossibile anche proporre un banale raccordo, solo siciliano, tra Catania e Augusta. Impensabile una regia unica”.

“La scommessa per i prossimi anni per l’Unione europea è di avere altrettanta attenzione per le relazioni con il Mediterraneo di quanta è stata riservata ai paesi europei dell’Est'”, ha sostenuto Alessandro Bianchi. L’Europa ha creato “una sorta di frontiera” che divide il Nord e Sud del Mediterraneo, “un confine difficile da gestire”: per il Ministro dei Trasporti, oggi “il problema è fare in modo che non sia una barriera, ma una linea di scambio tra realtà che hanno una assoluta necessità di integrarsi”.

Per Bianchi l’Europa “deve aprirsi, come ha fatto guardando a Est. C’è una sorta di strabismo, una trascuratezza verso il Mediterraneo che è invece essenziale per il nostro futuro”. Lavorare su una rete di integrazione, anche fisica sul fronte dei trasporti, “è la missione che un Paese come l’Italia deve assumersi”, ed una “grande occasione per le regioni del Sud”.
Serve, ha aggiunto Luciano Violante, “cominciare a pensare porti che siano in grado di accogliere le nuove navi da undici mila containers”, anche “per vedere se possiamo avere un ruolo in un mare che sta diventando sempre più un’area di commerci” Oggi, avvisa Violante, “siamo in ritardo. Eppure, quella verso il Mediterraneo, “è l’unica via di sviluppo che abbiamo”, se non la percorriamo “rischiamo di restare solo un parco dei divertimenti, un Paese dove si fa vacanza, fuori dalle rotte del commercio e dello sviluppo”.

Il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi ha inoltre sottolineato che si tratta anche di una “”straordinaria occasione per le regioni del Mezzogiorno di essere protagoniste di questo processo di integrazione”, riprendendo un’ulteriore tematica che emerge sommessamente fra le analisi di Francesco Russo. Per la loro collocazione strategica. le regioni del Mezzogiorno d’Italia. Basilicata. Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia potrebbero effettivamente – ciascuna valorizzando la propria naturale vocazione e coralmente integrandosi -alimentare e sorreggere il bacino e mercato cruciale del Mediterraneo, asse di sviluppo prioritario per l’Europa del futuro, ma anche e soprattutto nuovo baricentro per un equilibrio sociale e di pace da perseguire con impegno.

Ma devono essere le Regioni del Mezzogiorno a proporsi. Non vale l’approccio top-down sottolinea
Francesco Russo-. Per le Autostrade del mare, l’Unione Europea non decide: si limita a definire i criteri e seleziona tra proposte in grado di dimostrare la necessità e l’opportunità dell’investimento. Devono quindi essere le istanze locali a rendersi protagoniste.
l soggetti responsabili sono dunque le Regioni, quelle del Sud in particolare, ed il Governo del Paese.

Francesco Russo, Un Mediterraneo da integrare, con testo introduttivo di Romano Prodi, Messina, Mesogea, 2006, € 13,00

Un Mediterraneo da integrare contiene anche contributi di: Antonio Arcidiacono, Carmine Capri, Vincenzo Falgares, Franco Frattini, Nereo Marcucci, Antonello Pugliese, Luciano Violante.

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